Se l’obiettivo era girare un film “su nulla”, materializzando sullo schermo quello che Flaubert si proponeva di fare sulla carta, allora siamo davanti a un’opera riuscitissima. Perché il vuoto è il protagonista assoluto di questa carrellata sontuosa e decadente di musica a palla, corpi rifatti e sfatti, feste abbaglianti e residenze lussuose. La grande bellezza di Paolo Sorrentino è la realtà molto luccicante e molto cafona di un micromondo – quello salottiero della capitale – che vive all’eccesso spostandosi da un ricevimento all’altro quasi per inerzia. A fare da narratore ci pensa Toni Servillo, impeccabile nei panni di Jep Gambardella, scrittore e giornalista che ha scritto un solo libro molti anni prima e poi più niente – perché “Roma ti distrae”. E Roma permea tutto il film, si nasconde negli sfondi, rivela il lato più intimo nelle volte dei suoi antichi palazzi, si concede interamente nelle inquadrature che la ritraggono di giorno e di notte, sempre avvolgente, sempre splendidamente complice eppure sempre lontana, quasi indifferente ai drammi umani che vanno in scena dietro quel divertimento orgiastico cui nessuno sembra aver voglia di rinunciare.
Categoria: Libri & Co
Spunti d’arte in tutte le sue forme
“Wood, Stone and Friends”, la Natura rigenerata di Jimmie Durham

Artista visivo, scultore in particolare, ma anche saggista e poeta, Jimmie Durham è un Cherokee nato in Arkansas nel 1940, attivista politico di primo piano nell’American Indian Movement. Da trent’anni vive a Roma, dopo aver volontariamente abbandonato gli Stati Uniti, da lui definiti irrispettosi e irriconoscenti nei confronti del suo popolo d’origine.
Dagli anni Ottanta si dedica alla realizzazione di opere che spesso partono da oggetti trovati (quando non si tratta di rifiuti) finalizzate a decostruire e mettere in crisi gli stereotipi e i pregiudizi della cultura occidentale, in particolare nella rappresentazione dell’identità degli indiani nord americani. I principi di monumentalità celebrativa, permanenza e universalità di architettura e scultura, considerata per secoli un mezzo per affermare l’identità di un popolo e della sua cultura, vengono rifiutati per liberare l’oggetto dalla volontà dell’uomo di controllarne la natura.Continua a leggere…
“C’è del marcio in Inghilterra”: crolla il mito d’oltremanica
Chi pensa che l’Italia sia vittima di una crisi sociale, oltre che economica, senza precedenti e senza eguali in Europa, dovrà ricredersi: c’è una nazione che ha saputo fare di peggio in fatto di distruzione sistematica delle istituzioni e di perdita dei valori, e questa nazione è Il Regno Unito. È quanto argomenta Gaia Servadio, celebre giornalista nata in Italia ma vissuta prevalentemente a Londra, nel suo libro più recente, C’è del marcio in Inghilterra, pubblicato da Salani nel 2011 e oggetto di discussione lo scorso lunedì all’Italian Bookshop di Londra, alla presenza dell’autrice e del giornalista e scrittore Ian Thompson.
Continua a leggere…
Gianfranco Viesti: “Basta con l’idea del Sud-parassita”

“Un libro un po’ banale e molto ambizioso”. Così l’economista Gianfranco Viesti descrive il suo “Il Sud vive alle spalle dell’Italia che produce”. Falso! nell’incontro di presentazione tenutosi ieri nel Centro polifunzionale dell’Università di Bari. Banale perché tira in ballo aspetti del Sud noti e discussi (la criminalità organizzata, i disservizi, i talenti che ci sono ma non emergono); ambizioso “perché non parla agli esperti ma ai cittadini, i soli che possono fare la differenza. Se non scendono in campo loro non si va lontano, ma adesso sono disinformati”. L’obiettivo di Viesti è offrire un quadro analitico delle diverse realtà locali e cambiare anche il linguaggio: non parlare più di Mezzogiorno, termine tecnico che sembra congelare e relegare la questione a discussioni di politici ed esperti, bensì dei problemi concreti, “parlare di opportunità diseguali offerte ai giovani italiani in base al posto in cui nascono. Al Sud spesso l’unica opportunità sembra la fuga; per questo bisogna ripensare al ruolo dell’università, al settore privato – troppo poco sviluppato – creare nuove occasioni d’impresa, affinché restare o andar via diventi una scelta e non una necessità”.
Viaggio sola: il desiderio di partire e la paura di fermarsi
Qual è il confine tra libertà e solitudine? Quand’è che una vita perfetta all’insegna di lavoro, viaggi e impegni mirabilmente incastrati entra in crisi, manifesta le sue crepe, le sue mancanze, i suoi vuoti? È quello che si chiede Margherita Buy, ottima interprete di Viaggio sola, film diretto con mano leggera da Maria Sole Tognazzi e sceneggiato da Francesca Marciano e Ivan Cotroneo. Buoni dialoghi, buon ritmo, buona interpretazione dei protagonisti, che riescono a portare sullo schermo le ansie, i desideri, le paure del quotidiano. La protagonista diventa lo specchio di molte donne di oggi, votate all’indipendenza eppure perennemente alla ricerca di qualcos’altro, assillate dal dubbio di aver sbagliato tutto, di aver rincorso una meta perdendo di vista qualcos’altro.
Muffa, la cortina di dolore sul cuore di chi resta
Lento, quasi immobile. Come la vita di chi ha perso un figlio e si è fermato lì, a quell’attimo sempre più lontano eppure sempre presente. È la percezione di questa lentezza che contraddistingue Muffa, opera prima del regista turco Ali Aydin, storia di un uomo che non si rassegna alla scomparsa del figlio, studente universitario, di cui si sono perse le tracce 18 anni prima. La colpa? Aver contestato le autorità turche: il riferimento è ai “desaparecidos” curdi degli anni ’90, migliaia di persone arrestate o fatte sparire all’interno di un conflitto che in trent’anni ha causato quasi 40mila vittime. La grande storia diventa una patina marcescente, una muffa appunto, che logora l’anima di chi aspetta notizie e si ostina a scrivere ogni mese al governo per avere indietro quel figlio o almeno un corpo su cui piangere.
Lo sguardo di Wim Wenders sull’America (e le sue cicatrici)

Inevitabile, dopo i fatti di Boston, ripensare all’11 settembre 2001. Un attentato di ben altra portata e, sembra, di matrice diversa, che però ha in comune con l’altro il fatto di aver per sempre segnato più vite umane di quante non ne abbia spezzate. Molta della letteratura e della cinematografia sull’11 settembre si è focalizzata sullo stress post traumatico subito dal popolo newyorkese come conseguenza degli attacchi. Alcune di queste opere si sono limitate a ricordare, esprimere solidarietà alla città, celebrarne la sopravvivenza e la rinascita.
Digital Public Library of America e industria editoriale: risorsa o condanna?
Mancano poche ore al lancio ufficiale della Digital Public Library of America (DPLA), ambiziosa iniziativa destinata a «rendere accessibili a tutti gli americani, e in seguito al resto del mondo, le collezioni di proprietà di biblioteche di ricerca, archivi e musei, online e senza alcun costo».Continua a leggere…

