“Un dettaglio minore”: destini individuali e tragedia collettiva nel romanzo di Adania Shibli

Nell’estate del 1949 una ragazza araba viene catturata, violentata e uccisa da soldati israeliani in missione nel deserto del Negev per individuare possibili minacce. È trascorso un anno da quella che per il nuovo Stato è la Guerra di indipendenza e per i palestinesi è la Nakba, la catastrofe, che portò all’esodo di 700mila persone. 

A far tornare in superficie una vicenda che sembrava ormai sepolta nel passato è una giovane ricercatrice di Ramallah, colpita da un dato apparentemente insignificante: la brutale uccisione è avvenuta il 13 agosto, esattamente 25 anni prima della sua nascita. Fatalmente attratta da quella coincidenza, inizierà a studiare e approfondire per tirar fuori la verità, per ridare voce a una giovane donna schiacciata dalla storia. “Un gruppo di soldati cattura una ragazza, la stupra e poi la uccide venticinque anni prima che io nasca, questo dettaglio minore a cui altre persone non farebbero neppure caso rimarrà con me per sempre, malgrado me e i miei sforzi per dimenticarlo. Il fatto che sia accaduto realmente non smetterà mai di tormentarmi, perché sono fragile, delicata come gli alberi dritti di fronte a me, oltre il vetro della finestra”. 

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“Caro stronzo”: Virginie Despentes mette a nudo le nostre debolezze

Tutto inizia con un commento denigratorio che lo scrittore quarantenne Oscar Jayack scrive sul profilo di Rebecca Latté, leggendaria attrice ora alle prese con i bilanci, le delusioni e le porte in faccia che arrivano con la mezza età. Tra i due inizia una corrispondenza prima risentita e guardinga, poi sempre più aperta, profonda, sincera. “Caro stronzo” segna l’apertura delle ostilità e insieme l’inizio di un viaggio nelle profondità di sé stessi: specchiandosi nell’esperienza dell’altro, ognuno si ritrova a guardare e portare in superficie le proprie debolezze, paure e meschinità. Lo scambio epistolare è intervallato dai post di Zoé Katana, blogger femminista trentenne, che ha denunciato Oscar per molestie e su internet porta avanti le sue battaglie con la furia di una generazione in realtà fragile. Sui social le sue tesi di rottura e la sua rabbia trovano terreno fertile e ostile insieme: da un lato raggiungono gli altri e le altre permettendo la condivisione di esperienze comuni, dall’altro diventano un boomerang, dando l’autrice in pasto a odiatori e frustrati seriali.

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“Chiedi se vive o se muore”, un viaggio tra i tarocchi per raccontare le relazioni tossiche

Una donna tiene aperte le fauci di un leone. Sembra un gesto gentile, fatto senza fatica. Ma di lavoro, per arrivare a quell’equilibrio, ce n’è voluto tanto. Nell’arcano scelto per la copertina di Chiedi se vive o se muore, La Forza, c’è il contrasto che lettori e lettrici incontreranno nel romanzo: la veemenza dell’istinto, con le sue pulsioni e i suoi impulsi autodistruttivi; la compostezza della ragione che lo domina.

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“Bandito”, la sacralità della vita contro l’orrore della guerra

Sven Elversson, affidato da bambino a un’aristocratica coppia inglese, torna dai suoi genitori nella sua piccola isola in Svezia macchiato dalla più infamante delle colpe: aver mangiato carne umana, spinto dalla disperazione e dalla fame, durante una spedizione al Polo Nord. Nonostante il suo fare umile e servizievole, l’atto empio lo insegue come una maledizione: nessuno riesce a reprimere il disgusto per chi ha osato profanare la sacralità della morte. Persino il parroco, a propria volta in fuga da una dannazione familiare, trova intollerabile ammettere Sven in chiesa e arriva a denunciare il suo misfatto dal pulpito.

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“Cronache private” nell’Italia degli anni ’60: un delitto svela le contraddizioni di un Paese

I fatti di cronaca, per come si snodano e per il modo in cui li si racconta, dicono molto della cultura di un Paese: svelano vizi e preconcetti, tabù, paure, piccole e grandi meschinità. Succede per tanti dei casi che restano nella memoria collettiva, come quello cui si ispira il romanzo di Valentina Parasecolo: l’omicidio di un ragazzino, Ermanno Lavorini, alla fine degli anni Sessanta del Novecento.

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The Shards: Bret Easton Ellis e il destino dello scrittore, tra realtà e illusioni

L’autore di American Psycho riscrive la sua storia. Non è detto che tutto sia vero. Ciò che conta è affidarsi al racconto. Possibilmente, perdersi, come già abbiamo fatto in Lunar Park (2005). 

Il giovane aspirante scrittore, Bret, corteggia le sue muse, sperando di incrociarle tra le colline dietro Los Angeles o tra i corridoi della scuola superiore, tra le più costose della città. Siamo negli anni Ottanta delle carriere fulminanti, a un passo dal Sogno Americano. Le piscine sono blu, le mamme fumano sigarette sottilissime, i padri fuggono, tornano, nel frattempo fatturano e guadagnano. Nelle auto incolonnate lungo Mullholland, i figli si inseguono tra feste e uscite al cinema.

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“Chouquette”, oro e buio d’estate a Saint-Tropez

Incontriamo Catherine, la protagonista del romanzo di Émilie Frèche, mentre si affanna per raggiungere la sua splendida villa di Saint-Tropez. Ha 64 anni, una nuova estate davanti e un matrimonio di cui si ostina a non accettare la fine. Il marito, Jean-Pierre, è sempre nei suoi discorsi e nei suoi pensieri, ingombrante assenza che la cristallizza in una realtà fatta di false speranze e inutili attese, un presente distorto che condiziona anche il suo rapporto con gli altri. A partire dalla figlia Adèle, che forse per reazione ha cercato e creato per sé una vita completamente diversa: felicemente sposata con Vincent, impegnata in missioni umanitarie in giro per il mondo, compatisce e rimprovera la madre considerandola una donna egoista, incapace di reagire, dedita unicamente alle apparenze e al marito immaginario. 

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“La traversata notturna”: in cammino tra le vie di Torino per dare un senso al passato

La traversata che dà il titolo al romanzo di Andrea Canobbio comincia con una valigia piena di lettere e una pila di agende fitte di appunti. Le lettere sono quelle che i genitori dell’autore si scambiarono all’inizio del loro amore: era il periodo in cui, circondati dalle macerie della guerra, iniziavano a gettare le fondamenta della loro vita insieme ed erano proiettati verso un futuro di progettualità e tranquilla intimità familiare. Le agende, in cui il padre di Canobbio registrava gli avvenimenti del proprio lavoro di ingegnere in tutti i minimi dettagli, contengono spiragli sulla sua vita personale e su quello che è poi il fulcro del romanzo: la depressione che lo ha afflitto per trent’anni e suoi effetti sul resto della famiglia.

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