The Public Domain Review e la conoscenza senza limiti

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publicdomainreview.org

Oggi vi segnaliamo un sito internet davvero interessante: si tratta di The Public Domain Review, un progetto basato sul principio della diffusione libera e universale della conoscenza. Nella pratica, gli autori del sito si occupano di raccogliere e archiviare opere non più protette da copyright, rendendole così facilmente accessibili agli utenti sparsi per il globo. Non si tratta solo di testi, ma anche di immagini (fotografie, dipinti, incisioni, illustrazioni scientifiche, mappe), video (prevedibilmente diversi film muti, ma anche opere più recenti, come il cinegiornale Universal sul primo anniversario del muro di Berlino datato 1962) e audio (la voce di Florence Nightingale registrata nel 1890, ma anche il primo show radiofonico firmato Orson Welles e datato 1941).

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Muffa, la cortina di dolore sul cuore di chi resta

KUFLento, quasi immobile. Come la vita di chi ha perso un figlio e si è fermato lì, a quell’attimo sempre più lontano eppure sempre presente. È la percezione di questa lentezza che contraddistingue Muffa, opera prima del regista turco Ali Aydin, storia di un uomo che non si rassegna alla scomparsa del figlio, studente universitario, di cui si sono perse le tracce 18 anni prima. La colpa? Aver contestato le autorità turche: il riferimento è ai “desaparecidos” curdi degli anni ’90, migliaia di persone arrestate o fatte sparire all’interno di un conflitto che in trent’anni ha causato quasi 40mila vittime. La grande storia diventa una patina marcescente, una muffa appunto, che logora l’anima di chi aspetta notizie e si ostina a scrivere ogni mese al governo per avere indietro quel figlio o almeno un corpo su cui piangere.

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In memoria di Impastato, Moro e di tutti gli altri «morti di Stato»

moro_impastatoÈ datata 9 maggio 1978 una delle pagine più nere della storia italiana. È la mattina in cui il Paese si risveglia con la notizia del ritrovamento, in via Caetani a Roma, del cadavere di Aldo Moro, il presidente della Democrazia Cristiana rapito dalle Brigate Rosse 55 giorni prima e ucciso dopo essere stato sottoposto ad un processo politico presieduto dal cosiddetto “Tribunale del Popolo”, e dopo l’interruzione delle trattative per la sua liberazione fra lo Stato Italiano e l’organizzazione terroristica.Continua a leggere…

Bari in festa tra sacro, profano e antiche rivalità

san nicolaCorteo storico, processione, frecce tricolori e fuochi d’artificio. Non manca nulla quando per il capoluogo pugliese arriva l’appuntamento più sentito dell’anno: le celebrazioni per la festa di San Nicola. Dal 7 al 9 maggio, Bari commemora l’arrivo delle spoglie del santo, trafugate da Myra, in Turchia, e approdate sulle coste pugliesi nel 1087. Narra la storia che Bari contendesse a Venezia il dominio sui commerci e sugli scambi marittimi con l’Oriente, nonché il trafugamento delle ossa del vescovo di Myra, quando questa cadde in mano musulmana. Una spedizione di 62 marinai a bordo di tre caravelle partì dunque alla volta della città turca impossessandosi delle reliquie del santo, che arrivarono a Bari il 9 maggio. In quello stesso anno, l’abate Elia diede il via alla costruzione della Basilica che accoglie le spoglie nella sua cripta.

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L’ultimo atto del divo Giulio

giulio_andreotti“Il viale del tramonto è lungo e bello, Dio me lo conservi”. Lo diceva già molto tempo fa Giulio Andreotti, guardando con distacco agli uomini e alle epoche che passavano mentre lui, serafico, inossidabile, era sempre lì: una vita fra i banchi di Montecitorio dal 1946, anno dell’Assemblea costituente che avrebbe dato il via alla storia repubblicana. E lui l’ha dominata, nel bene e nel male, quella storia, “democristiano atipico” spesso criticato dai suoi stessi compagni di partito, chiamato in causa nelle più nere vicende italiane, dalla loggia P2, agli omicidi Pecorelli e Dalla Chiesa, passando per il sequestro Moro. Ombre dalle quali si era sempre difeso senza urlare, mostrando rispetto per i giudici e accettando di comparire in tribunale fermo, composto, deciso a dare la sua versione dei fatti.

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Un secolo fa: l’Expo di Milano nella cartolina di un premio Nobel

cartolina1“Tegnoso, 26 settembre. Carissimo babbo, ci spiace assai che tu non possa venire presto a prenderti un poco di riposo”. Questo l’esordio di un figlio affettuoso, contenuto sul fronte di una cartolina del padiglione delle Società per la Pace dell’Esposizione universale di Milano nel 1906. La risposta del padre, inviata su una cartolina identica, si fa attendere solo due giorni e porta un argomento più che convincente per giustificare la prolungata assenza dalla sua tenuta brianzola di Tegnoso, frazione di Missaglia. Così, infatti, risponde: “Carissimi… C’è qui il Giolitti che, se visiterà il padiglione, vorrei accompagnarlo…”. A parlare non è un genitore qualsiasi, come si può intuire dal riferimento all’allora Presidente del Consiglio del Regno d’Italia, bensì Ernesto Teodoro Moneta, l’ideatore stesso del padiglione per la Pace (collocato all’interno di Parco Sempione), insignito, unico italiano di sempre, del Nobel per la Pace nel 1907.
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Abbandonarsi alla morte dolce: la nuova dignità dell’ultima scelta

AcrobataCliniche della morte dolce. Il tema della morte, dell’ingresso nella morte, ha deciso e decide divieti, regole, costumi e tabù di pressoché ciascuna aggregazione umana della storia. In una civiltà, quella che siamo abituati a chiamare occidentale, che ha eliminato le privazioni e le negatività come mai in altre epoche, la morte ha progressivamente cessato di rappresentare un evento tanto ineluttabile quanto imprevedibile. Le implicazioni di questo processo hanno fatto sì che l’immaginario della morte divenisse sempre meno il disegno di un confronto col Destino e sempre più il simbolo della capacità individuale di dominare il proprio, di destino.

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