“Chouquette”, oro e buio d’estate a Saint-Tropez

Incontriamo Catherine, la protagonista del romanzo di Émilie Frèche, mentre si affanna per raggiungere la sua splendida villa di Saint-Tropez. Ha 64 anni, una nuova estate davanti e un matrimonio di cui si ostina a non accettare la fine. Il marito, Jean-Pierre, è sempre nei suoi discorsi e nei suoi pensieri, ingombrante assenza che la cristallizza in una realtà fatta di false speranze e inutili attese, un presente distorto che condiziona anche il suo rapporto con gli altri. A partire dalla figlia Adèle, che forse per reazione ha cercato e creato per sé una vita completamente diversa: felicemente sposata con Vincent, impegnata in missioni umanitarie in giro per il mondo, compatisce e rimprovera la madre considerandola una donna egoista, incapace di reagire, dedita unicamente alle apparenze e al marito immaginario. 

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“Mi limitavo ad amare te”, la resistenza dell’umano nel caos della guerra

Cosa facevo io mentre durava la storia?
Mi limitavo ad amare te.

Nel titolo dell’ultimo romanzo di Rosella Postorino, tratto da una poesia dell’autore bosniaco Izet Sarajlić, ci sono già la bellezza e lo strazio che lettori e lettrici incontreranno in ogni pagina. Le vicende dei personaggi, che si dipanano per quasi vent’anni, partono nel 1992 dall’orfanotrofio di Bjelave, nel cuore di una Sarajevo sotto assedio. Per le strade che hanno perso ogni segno dell’antica vivacità, i bambini – come tutti – cercano di sopravvivere schivando le pallottole dei cecchini. Tormentati dalla fame e circondati dal degrado di una città allo sbando, si aggrappano l’uno all’altro in un abbraccio istintivo e disperato. Anche la paura è un lusso che non ci si può permettere, un fantasma da sfidare e ricacciare in cantina.

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“Come d’aria”, un canto d’amore oltre la fragilità dei corpi

Alle parole Ada D’adamo affida il compito di raccontare il dolore, la malattia, la realtà di un corpo che sfugge al controllo della mente. Il suo Come d’aria è un memoir dal doppio registro: da un lato romanzo autobiografico che indaga le profondità della vita interiore della protagonista, dall’altro resoconto della fragilità fisica, spietato nell’esattezza dei termini medici utilizzati. 

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“Pietra e ombra”, destini intrecciati in cerca di un’identità

“Nessuno può scegliere dove nascere, ma si può scegliere dove morire”. È quello che fa l’intagliatore di lapidi Avdo Usta, che sceglie come casa il piccolo cimitero di Merkez Efendi a Istanbul. Lì è sepolta la sua amata Elif e lì, solo lì, lui trova la pace e sé stesso. La ricerca del proprio posto nel mondo è il filo conduttore delle storie di Pietra e Ombra. In un arco temporale che va dalla fine degli anni Trenta del Novecento ai primi Duemila sfilano personaggi in cerca di identità, anime fragili e profonde destinate a fluttuare come foglie nel vento. Qualcuno troverà quiete, qualcun altro continuerà a vagare in preda a una perpetua nostalgia. 

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“L’orecchio di Kiev”: tra caricatura e grottesco, l’istinto di sopravvivenza in una città allo sbando

Kiev, 1919. Nella guerra civile seguita alla rivoluzione d’ottobre, la città è terra di conquista e il potere cambia di mano velocemente. Ora è il regime bolscevico ad affermarsi e gli abitanti si adeguano faticosamente al ritmo dei nuovi padroni. In questo quadro di incertezza e pericolo costante si muove Samson, studente che ha appena assistito alla morte del padre in un attacco dei cosacchi. Lui si salva, ma nell’aggressione perde l’orecchio destro, tranciato di netto da una sciabola.

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“Voltare pagina”, la saggezza letteraria come rimedio al mal d’amore

Se i libri possano o no salvare la vita è domanda ricorrente. Di certo aiutano nei momenti di sconforto: a loro ci si aggrappa per trovare se non soluzioni, almeno consolazione. Ne è convinta Ester Viola, che in Voltare pagina offre ricette letterarie per curare il mal d’amore. Lo stile è quello di sempre: pungente senza essere eccessivamente cinico, brillante, ironico ma con quel retrogusto amaro che non consente di distendere le labbra in un sorriso pieno.

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“Le ragazze della libreria Bloomsbury”: la voce delle donne tra le pagine di un libro 

Un capo estremamente rigido e tradizionalista, un collega soprannominato “il tiranno”, cinquantuno regole che riflettono un mondo immobile, presente solo nella mente del direttore generale. È il microcosmo in cui si muovono le protagoniste del romanzo di Natalie Jenner, “Le ragazze della libreria Bloomsbury”. Siamo alla fine degli anni Quaranta del secolo scorso, la guerra è finita da poco e Londra cerca a fatica di tornare alla normalità; le donne reclamano una nuova posizione all’interno della società, decise a non perdere gli spazi conquistati durante il conflitto. Grace Perkins, Vivien Lowry ed Evie Stone vivono sulla propria pelle le difficoltà di questa condizione: riversano nella vita professionale, tra gli scaffali della libreria, le proprie capacità e ambizioni, ma devono fare i conti con capi e colleghi che non riconoscono il loro valore. Finché un episodio improvviso, un malore del direttore, rimette tutto in discussione dando alle “ragazze” la possibilità di assumere un ruolo di primo piano. 

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“Tutto sull’amore” di bell hooks: il sentimento come impegno, etica e crescita spirituale

Aspiriamo a un’idea astratta di amore ma abbiamo poca consapevolezza di come questo sentimento si cali nella realtà, nella nostra quotidianità. È più facile parlare della sua mancanza che della sua presenza, non conosciamo le parole per definire i modi in cui portiamo l’amore nella nostra vita e in quella delle persone che abbiamo intorno. Da questa difficoltà parte bell hooks in un trattato che smonta idealizzazioni e sentimentalismi per cercare una definizione “pratica” dell’amore: un’impresa ancora più ardita e preziosa perché avviene in una società – quella dominata dal capitalismo – in cui questo concetto viene idealizzato e allo stesso tempo soffocato da un imperante cinismo. Non c’è un’educazione all’amore: il risultato è che (con)viviamo con un vuoto esistenziale che non riusciamo a spiegarci e che continuiamo a ignorare o negare. 

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