Con Francesco Formaggi, giovane scrittore cui è riuscito il salto dal self-publishing alla pubblicazione con una casa editrice, abbiamo parlato delle difficoltà che gli autori esordienti incontrano per affacciarsi sul mercato. Guardiamo ora agli editori: spesso mancano investimenti e sperimentazioni. A volte piccole case editrici chiedono agli autori pagamenti o acquisti di copie come “garanzia” in vista della pubblicazione; altre volte non si ha il coraggio di puntare su nomi nuovi.
Autore: Claudia Bruno
Editoria e scrittori: esordire ai tempi del self-publishing

Self-publishing, e-commerce, contest letterari. L’editoria cambia, si espande, scopre nuovi linguaggi e nuove strade. Francesco Formaggi è di Frosinone e ha 33 anni. Ha pubblicato il suo libro d’esordio Birignao, sulla piattaforma di self-publishing Ilmiolibro.it. Poi la svolta: un concorso, un’agenzia letteraria, la prossima pubblicazione con una casa editrice importante. Con lui abbiamo parlato dei siti di auto-pubblicazione, delle possibilità offerte ai giovani autori dalla rete e del ruolo dell’editore tradizionale che continua a essere, nonostante tutto, insostituibile.
Bari, l’innovazione scende in piazza

Una città invasa da tecnologia e conoscenza. Così si presenta Bari in questi giorni per la terza edizione del Festival dell’innovazione che porta in strada – nei luoghi centrali del capoluogo – discussioni e laboratori sui nuovi modi di fare impresa, sulla comunicazione multimediale, sul web. Stand nelle vie principali, da piazza del Ferrarese a piazza Mercantile passando per corso Vittorio Emanuele, diventano punti di incontro per studenti, imprenditori, amministratori e ricercatori. Una manifestazione dinamica che quest’anno si occupa in particolare di temi quali la creazione di un circolo virtuoso ricerca-impresa-finanza, l’alta tecnologia made in Italy, le buone pratiche per uno sviluppo ecosostenibile e la formazione imprenditoriale per i giovani che vogliono fare impresa.
Gianfranco Viesti: “Basta con l’idea del Sud-parassita”

“Un libro un po’ banale e molto ambizioso”. Così l’economista Gianfranco Viesti descrive il suo “Il Sud vive alle spalle dell’Italia che produce”. Falso! nell’incontro di presentazione tenutosi ieri nel Centro polifunzionale dell’Università di Bari. Banale perché tira in ballo aspetti del Sud noti e discussi (la criminalità organizzata, i disservizi, i talenti che ci sono ma non emergono); ambizioso “perché non parla agli esperti ma ai cittadini, i soli che possono fare la differenza. Se non scendono in campo loro non si va lontano, ma adesso sono disinformati”. L’obiettivo di Viesti è offrire un quadro analitico delle diverse realtà locali e cambiare anche il linguaggio: non parlare più di Mezzogiorno, termine tecnico che sembra congelare e relegare la questione a discussioni di politici ed esperti, bensì dei problemi concreti, “parlare di opportunità diseguali offerte ai giovani italiani in base al posto in cui nascono. Al Sud spesso l’unica opportunità sembra la fuga; per questo bisogna ripensare al ruolo dell’università, al settore privato – troppo poco sviluppato – creare nuove occasioni d’impresa, affinché restare o andar via diventi una scelta e non una necessità”.
Italeñas: storie di ordinaria cittadinanza
Melina Ramirez vive in Italia ed è nata in Italia, ma non è italiana: la sua richiesta di cittadinanza è stata infatti respinta perché ha vissuto un anno in Ecuador, sua terra d’origine, quando ne aveva 4. La sua storia è raccontata nel documentario Italeñas, breve squarcio sulla condizione di tanti “italiani di seconda generazione”, nati cioè da genitori stranieri residenti da anni nel nostro Paese. Secondo la legge italiana, il figlio di genitori stranieri nato in Italia, può chiedere e ottenere la cittadinanza al compimento del 18esimo anno di età, purché “vi abbia risieduto legalmente senza interruzioni”. Altrimenti, come nel caso di Melina, si segue la procedura standard per gli stranieri, che possono chiedere la cittadinanza dopo aver risieduto per 10 anni nel nostro Paese. La storia si intreccia con quella di Domenica Canchano, giornalista peruviana che vive in Italia da 22 anni, ma non può dirigere una testata proprio perché straniera.
Viaggio sola: il desiderio di partire e la paura di fermarsi
Qual è il confine tra libertà e solitudine? Quand’è che una vita perfetta all’insegna di lavoro, viaggi e impegni mirabilmente incastrati entra in crisi, manifesta le sue crepe, le sue mancanze, i suoi vuoti? È quello che si chiede Margherita Buy, ottima interprete di Viaggio sola, film diretto con mano leggera da Maria Sole Tognazzi e sceneggiato da Francesca Marciano e Ivan Cotroneo. Buoni dialoghi, buon ritmo, buona interpretazione dei protagonisti, che riescono a portare sullo schermo le ansie, i desideri, le paure del quotidiano. La protagonista diventa lo specchio di molte donne di oggi, votate all’indipendenza eppure perennemente alla ricerca di qualcos’altro, assillate dal dubbio di aver sbagliato tutto, di aver rincorso una meta perdendo di vista qualcos’altro.
Muffa, la cortina di dolore sul cuore di chi resta
Lento, quasi immobile. Come la vita di chi ha perso un figlio e si è fermato lì, a quell’attimo sempre più lontano eppure sempre presente. È la percezione di questa lentezza che contraddistingue Muffa, opera prima del regista turco Ali Aydin, storia di un uomo che non si rassegna alla scomparsa del figlio, studente universitario, di cui si sono perse le tracce 18 anni prima. La colpa? Aver contestato le autorità turche: il riferimento è ai “desaparecidos” curdi degli anni ’90, migliaia di persone arrestate o fatte sparire all’interno di un conflitto che in trent’anni ha causato quasi 40mila vittime. La grande storia diventa una patina marcescente, una muffa appunto, che logora l’anima di chi aspetta notizie e si ostina a scrivere ogni mese al governo per avere indietro quel figlio o almeno un corpo su cui piangere.
Bari in festa tra sacro, profano e antiche rivalità
Corteo storico, processione, frecce tricolori e fuochi d’artificio. Non manca nulla quando per il capoluogo pugliese arriva l’appuntamento più sentito dell’anno: le celebrazioni per la festa di San Nicola. Dal 7 al 9 maggio, Bari commemora l’arrivo delle spoglie del santo, trafugate da Myra, in Turchia, e approdate sulle coste pugliesi nel 1087. Narra la storia che Bari contendesse a Venezia il dominio sui commerci e sugli scambi marittimi con l’Oriente, nonché il trafugamento delle ossa del vescovo di Myra, quando questa cadde in mano musulmana. Una spedizione di 62 marinai a bordo di tre caravelle partì dunque alla volta della città turca impossessandosi delle reliquie del santo, che arrivarono a Bari il 9 maggio. In quello stesso anno, l’abate Elia diede il via alla costruzione della Basilica che accoglie le spoglie nella sua cripta.

