
Il titolo di questo romanzo autobiografico di Edith Bruck rievoca, rendendolo indelebile nella memoria del lettore, un momento fondamentale della storia. Il pane perduto è quello che la madre della tredicenne Edith impasta con la farina regalatale da una vicina: un dono inestimabile per una famiglia ebrea numerosa che le leggi razziali hanno ridotto alla povertà più estrema. La lievitazione notturna è l’attesa che accresce la gioia, è la promessa di un giorno in cui la fame, per una volta, non prevarrà su tutto il resto. Promessa tragicamente infranta all’alba, quando i gendarmi ungheresi arrivano per strappare la famiglia al suo giorno speciale: Edith e i suoi famigliari verranno deportati prima in un ghetto, poi ad Auschwitz, e tra i ricordi che la bambina porterà per sempre con sé c’è il pianto disperato della madre per il pane che ha dovuto abbandonare.
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