Stefano Cucchi, morto di inciviltà

Stupore e indignazione hanno accompagnato la sentenza di primo grado emessa ieri, nell’aula bunker del carcere di Rebibbia, sul caso Stefano Cucchi: dei dodici imputati, 5 medici sono stati condannati per omicidio colposo e uno per falso ideologico (tutti con pena sospesa); assolti, invece, i tre infermieri e le tre guardie carcerarie, perché “il fatto non sussiste”.
La reazione del pubblico presente in aula alla lettura della sentenza è stata immediata: nella confusione di voci, la parola “assassini” è stata scandita con forza. Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, ha parlato di tradimento da parte della giustizia e ha manifestato comprensione verso coloro che decidono a priori di non affidarsi a processi che sono principalmente “processi alla vittima, al morto, alle famiglie”, ma ha anche assicurato che continuerà a lottare affinché la verità emerga per intero e la morte di suo fratello abbia finalmente giustizia.Continua a leggere…

Franca Rame: l’arte (e un blog) a sostegno delle donne

20130529_1

A pochi giorni dalla morte di Don Andrea Gallo se ne va un altro simbolo della storia del nostro Paese, un altro esponente di quella corrente di “non rassegnati” di cui, a ottantaquattro anni, faceva ancora parte: Franca Rame si è spenta ieri a Milano; oggi la città le dà l’ultimo saluto nella camera ardente allestita al Piccolo Teatro. Nata in una famiglia di attori da generazioni e cresciuta in teatro, con Dario Fo abbracciò l’utopia sessantottina e portò avanti un progetto di teatro militante. Come Rafael Alberti e María Teresa León durante la guerra civile spagnola, la coppia recitava satire politiche e di controinformazione direttamente “al fronte” (fabbriche occupate, piccoli centri, palazzetti dello sport in cui poter radunare quanta più gente possibile), cercando il contatto con le realtà più disagiate: famiglie vittime della disoccupazione, carcerati.Continua a leggere…

A volte ritornano…senza l’ebook

Stephen-King--with-Kindle-001

È di pochi giorni fa la notizia che il prossimo romanzo di Stephen King, Joyland, non avrà una versione digitale, almeno per il momento. Lo scrittore ha confidato al Wall Street Journal di non aver venduto i diritti di pubblicazione digitale della sua ultima opera, la cui versione cartacea è pronta per sbancare il mercato anglosassone fra due settimane, per fare in modo che i lettori sconfiggano la pigrizia e si prendano la briga di recarsi in una vera libreria. Un’operazione che ha molto senso in un mercato, quello americano, dove l’ebook ha messo seriamente in crisi l’editoria cartacea e le librerie tradizionali. Un atto non certo eroico, visto che una delle poche certezze su cui possiamo contare nella vita sono i milioni di copie vendute dal maestro del brivido, a dispetto della crisi economica e della pigrizia dell’uomo medio americano. Resta però un messaggio significativo, a sostegno non solo dell’editoria cartacea, ma anche di quella indipendente: il romanzo verrà infatti pubblicato da Hard Case Crime, casa editrice specializzata nel genere giallo e noir, e famosa per le illustrazioni delle sue copertine. Charles Ardai, editore di Hard Case Crime, ha affermato che l’unico motivo per cui King ha deciso di pubblicare con loro è che desiderava una copertina originale, illustrata in autentico stile pulp. Ma tant’è: il risultato vale più delle intenzioni.

“C’è del marcio in Inghilterra”: crolla il mito d’oltremanica

coverChi pensa che l’Italia sia vittima di una crisi sociale, oltre che economica, senza precedenti e senza eguali in Europa, dovrà ricredersi: c’è una nazione che ha saputo fare di peggio in fatto di distruzione sistematica delle istituzioni e di perdita dei valori, e questa nazione è Il Regno Unito. È quanto argomenta Gaia Servadio, celebre giornalista nata in Italia ma vissuta prevalentemente a Londra, nel suo libro più recente, C’è del marcio in Inghilterra, pubblicato da Salani nel 2011 e oggetto di discussione lo scorso lunedì all’Italian Bookshop di Londra, alla presenza dell’autrice e del giornalista e scrittore Ian Thompson.
Continua a leggere…

Scrittori al tavolo di Videla: quando l’arte inciampa nella dittatura

videla
Jorge Rafael Videla

«No está ni muerto ni vivo, está desaparecido». La persona scomparsa è un’incognita, non esiste, e come tale non è passibile di trattamento alcuno e non c’è nulla che si possa fare al riguardo. Il suo stato è determinato dalla necessità, per l’Argentina, di liberarsi da una situazione di caos estremo e dal giogo del terrorismo sovversivo. È questa, in sostanza, la risposta che nel 1979, durante una conferenza stampa, il dittatore Jorge Rafael Videla diede a un giornalista che lo interrogava sulla continua sparizione di persone in Argentina, menzionata qualche tempo prima da Papa Giovanni Paolo II.

Continua a leggere…

The Public Domain Review e la conoscenza senza limiti

Clipboard01
publicdomainreview.org

Oggi vi segnaliamo un sito internet davvero interessante: si tratta di The Public Domain Review, un progetto basato sul principio della diffusione libera e universale della conoscenza. Nella pratica, gli autori del sito si occupano di raccogliere e archiviare opere non più protette da copyright, rendendole così facilmente accessibili agli utenti sparsi per il globo. Non si tratta solo di testi, ma anche di immagini (fotografie, dipinti, incisioni, illustrazioni scientifiche, mappe), video (prevedibilmente diversi film muti, ma anche opere più recenti, come il cinegiornale Universal sul primo anniversario del muro di Berlino datato 1962) e audio (la voce di Florence Nightingale registrata nel 1890, ma anche il primo show radiofonico firmato Orson Welles e datato 1941).

Continua a leggere…

In memoria di Impastato, Moro e di tutti gli altri «morti di Stato»

moro_impastatoÈ datata 9 maggio 1978 una delle pagine più nere della storia italiana. È la mattina in cui il Paese si risveglia con la notizia del ritrovamento, in via Caetani a Roma, del cadavere di Aldo Moro, il presidente della Democrazia Cristiana rapito dalle Brigate Rosse 55 giorni prima e ucciso dopo essere stato sottoposto ad un processo politico presieduto dal cosiddetto “Tribunale del Popolo”, e dopo l’interruzione delle trattative per la sua liberazione fra lo Stato Italiano e l’organizzazione terroristica.Continua a leggere…

Primo Maggio, resoconto di una giornata particolare

futuro-giovani-pensioni1-1024x516
©previsionari.it

Fra una piazza romana come di consueto gremita e una ex discarica tarantina finalmente arrabbiata, L’Italia ha festeggiato anche questo Primo Maggio. In settecentomila, a Roma, hanno applaudito Max Gazzè, Capossela e soprattutto gli Elii, la cui ironia questa volta si è scagliata proprio contro i luoghi comuni del Concertone e delle sue invettive “ai danni del capitalismo”; hanno contestato pesantemente il Pd e Berlusconi, le due facce (o la stessa, malamente camuffata) della medaglia politica italiana che solo in un Paese contraddittorio come il nostro possono essere contemporaneamente i più fischiati e i più votati; hanno applaudito il carabiniere ferito di fronte a Palazzo Chigi la scorsa settimana (mentre a Torino si inneggiava, sì, ma all’attentatore).Continua a leggere…