Se Mozart sfida Maometto: condannati tweet ironici contro l’Islam

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Il compositore turco Fazıl Say

“Dopo il verdetto della corte sono triste per la mia nazione. Sono deluso per la libertà di stampa. Sono preoccupato più per lo stato della libertà di parola e di pensiero in Turchia che per la mia sentenza”. Così Fazıl Say, 43 anni, compositore turco definito dalla stampa tedesca “il nuovo Mozart”, ha commentato la sentenza di una corte di Istanbul che l’ha condannato a una pena di dieci mesi (sospesa) per “aver offeso i sentimenti religiosi di una parte della società”. La colpa di Say, ateo e oppositore del partito Akp di Erdogan – al governo da undici anni – è quella di aver ritwittato dal proprio profilo le parole del poeta persiano Umar Kayyam, che prendevano in giro il Paradiso musulmano, e di aver ironizzato sulla frettolosa chiamata alla preghiera di un muezzin (“Perché tanta fretta? Un’amante o il raki?” – tradizionale bevanda alcolica turca, ndr).

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Newroz, il capodanno curdo porta una nuova primavera

newroz“È il tempo della politica, non delle armi”: con queste parole pronunciate nel giorno del capodanno curdo, Abdullah Öcalan, leader del Pkk (Partito dei lavoratori del Kurdistan) apre al dialogo con il governo di Ankara, rinunciando alle armi nella causa del popolo curdo. Il Newroz, festeggiato dalla popolazione curda con danze popolari, musiche tradizionali e vesti colorate, ha assunto quest’anno una valenza simbolica senza precedenti: durante le celebrazioni a Diyarbakir, nel Sud est del Paese, due deputati del Bdp (partito per la pace e la democrazia), hanno letto in curdo e in turco il messaggio di Apo (soprannome di Öcalan), in carcere dal 1999 sull’isola di Imrali nel mar di Marmara, dove sconta l’ergastolo. Öcalan ha annunciato la tregua immediata, invitando i circa tremila guerriglieri curdi presenti sul territorio turco a lasciare il Paese, ritirandosi nel Kurdistan iracheno.

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Qatar: quando il potere trema davanti a una poesia

poetaSiamo tutti la Tunisia di fronte all’élite repressiva.
(Muhammad al-Ajami)

È per questo verso, scritto nel 2011, declamato in una riunione con amici e poi pubblicato su internet, che il poeta del Qatar Muhammad al-Ajami è stato condannato all’ergastolo dalla Corte di Doha; pena poi ridotta in appello, lo scorso febbraio, a 15 anni. L’accusa è quella di aver “incitato al rovesciamento del poter costituito” e aver “insultato l’emiro” Sheikh Hamad bin Khalifa al-Thani. Amnesty International ha lanciato un appello, rivolto al ministro dell’Interno del piccolo Paese del Golfo, perché liberi Al-Ajami, in carcere da oltre un anno per un reato di coscienza. Si profila una situazione imbarazzante per le autorità del Qatar, impegnate negli ultimi mesi a rilanciare l’immagine del proprio Stato come realtà moderna, tollerante e impegnata per la difesa dei diritti umani.

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Lacrime per Chávez, amato odiato socialista del XXI secolo

chavezÈ morto Hugo Chávez. Era una notizia attesa da tempo, anticipata da voci sulla malattia, sulle cure, sui viaggi sempre più misteriosi e disperati a Cuba. Eppure, è difficile abituarsi all’idea di un’uscita di scena così repentina dopo 14 anni al timone di una delle più grandi potenze dell’America Latina. Oggi Caracas è in lutto, il popolo – le classi meno abbienti che lui aveva saputo conquistare e coccolare – piange il leader che ha sfidato gli Stati Uniti, gli organismi internazionali, decenni di politica corrotta ed elitaria. Inviso alla borghesia venezuelana e ai governi occidentali, Chávez portava con sé il fascino innegabile del carisma, dell’uomo venuto dal nulla per portare avanti un’idea diversa di nazione e un nuovo orgoglio identitario per l’America Latina.

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Benedetto XVI, il giorno del passo indietro

papaPoscia ch’io v’ebbi alcun riconosciuto
vidi e conobbi l’ombra di colui
che fece per viltade il gran
rifiuto.
(Dante Alighieri, Inferno – Canto III)

Per Dante, si sa, non esistevano mezze misure: la punizione o la salvezza arrivavano con chirurgiche leggi del contrappasso, lasciando al poeta viaggiatore l’onere di un giudizio sempre oscillante tra umana comprensione e irriverente compiacimento per il castigo di personaggi particolarmente meritevoli dell’ira divina. Tra questi spiccano gli ignavi, costretti a inseguire un’insegna svolazzante, tormentati da punture di mosconi e vespe, chiusi in un eterno limbo che non è né Paradiso né Inferno, né vita né morte. La loro colpa – la più grave – è il non aver saputo scegliere, non avere trovato il coraggio per decidere, per svolgere il proprio ruolo. E il celebre gran rifiuto, secondo molte interpretazioni, è quello di Celestino V, Papa che non volle fare il Papa, salito al soglio pontificio nel 1294. La scelta di abbandonare il pontificato dopo pochi mesi fu dettata, secondo la tradizione, dal suo spirito di eremita poco avvezzo ai fasti e agli intrighi di palazzo.  

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L’arte al servizio dell’umanità devastata: Giles Duley incontra Emergency

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©giles duley

Era stato un fotografo di moda e spettacolo per dieci anni, Giles Duley, quando l’immensa vacuità di quel mondo iniziò a stargli stretta. Sentì l’urgenza di dedicarsi ad altro, di cambiare totalmente ambito di interesse, di rivoluzionare il proprio stile di vita per riuscire finalmente a comunicare attraverso l’arte.
Decise di diventare un fotografo di guerra, e di focalizzarsi su come il conflitto in Afghanistan aveva influito sulla psicologia dei soldati americani: c’erano stati più suicidi fra i militari americani in Afghanistan nel 2010 che durante tutta la guerra, e Duley voleva, attraverso la fotografia, portare avanti una ricerca sull’argomento, trasformarla in testimonianza.Continua a leggere…

Per le donne di Tahrir, in tutte le piazze del mondo

L'appello lanciato da "The uprising of women in the arab world"
L’appello lanciato da “The uprising of women in the arab world”

L’appuntamento è per oggi alle 18 davanti ad ambasciate e consolati d’Egitto in tutto il mondo. La parola d’ordine è: solidarietà per le donne di piazza Tahrir, sempre più spesso dileggiate, assaltate e violentate mentre scendono per strada a manifestare il proprio dissenso e portare avanti il sogno della rivoluzione. È l’appello lanciato da The uprising of women in the arab world, movimento nato per difendere i diritti delle donne nei Paesi arabi, e diventato virale grazie ai social network. “Noi, cittadini di tutte le nazionalità, non guarderemo in silenzio il diffondersi dell’epidemia del terrorismo sessuale. Vogliamo mostrare supporto, solidarietà e ammirazione per le vittime che hanno pagato con la propria pelle il prezzo della rivoluzione egiziana ancora in atto, e per i volontari eroici che rischiano la loro vita per una Tahrir più sicura”.

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Tunisi: accanto alla vedova il Paese che non ci sta

Chokri Belaid, esponente dell’opposizione ucciso a Tunisi

Migliaia di persone scese in piazza per protestare, scontri in diverse città, caos istituzionale. Un omicidio politico nella Tunisia del dopo Ben Ali scuote dalle fondamenta il Paese che aveva sognato un esito diverso per la sua primavera. Chokri Belaid era un esponente di punta di un partito d’opposizione interno al Fronte Popolare: avvocato, 48 anni, ha lottato per difendere la laicità dello Stato contro la politica islamista portata avanti dal partito di maggioranza Ennahdha. Ora la Tunisia è a un punto di svolta: il premier Hamadi Jebali ha subito condannato l’attentato e proposto la formazione di un governo tecnico, mentre il Paese manifesta e abbraccia la moglie di Belaid, Besma Khlifi, che ha superato il dolore per unirsi ai cortei.

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