“Le cattive”, un urlo di vita oltre la violenza

“Infeconde, acide, secche, cattive, abiette, sole, impure, streghe, corpi di terra infertile”: sono questo le trans che popolano gli anfratti bui del Parco Sarmiento, il luogo in cui le storie di emarginazione convergono, in cui le escluse trovano rifugio e un branco da cui ricevere protezione. Qui le trans, invisibili al resto del mondo, si riconoscono, si stringono in un abbraccio soffocante e disperato. Le protagoniste del romanzo d’esordio di Camila Sosa Villada si aggrappano alla vita, fuggono da contesti familiari opprimenti, rivendicano la possibilità di disporre liberamente del proprio corpo. 

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“Il primo caffè della giornata”, viaggiare nel tempo per ritrovare la pace

Atmosfera accogliente, personale gentile e discreto, poche regole da seguire per tornare nel passato: sono le caratteristiche della caffetteria in cui lo scrittore giapponese Toshikazu Kawaguchi ambienta le proprie storie. Rispetto ai primi due capitoli della serie, Il primo caffè della giornata si trasferisce da Tokyo alla città di Hakodate, ai piedi dell’omonimo monte, con lo spettacolo della baia che si apre davanti agli occhi dei clienti. Anche in questo locale la magia si ripete: gli avventori possono tornare indietro nel tempo per incontrare qualcuno, a condizione che questi sia stato almeno una volta nella caffetteria, o possono arrischiarsi a viaggiare nel futuro, anche se le probabilità di incontrare la persona desiderata sono molto più basse. Le limitazioni per un simile viaggio non sono di poco conto: si hanno solo pochi minuti a disposizione (bisogna tornare nel presente prima che il caffè si raffreddi) e qualunque cosa si faccia o si dica nel passato, non si può cambiare il presente.

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Genitori-figli, le identità in crisi nei “Tre piani” di Eshkol Nevo

Famiglie apparentemente solide che rivelano crepe profonde, certezze borghesi che si sgretolano sotto il peso della propria inconsistenza. La realtà si sfalda in Tre piani, di Eshkol Nevo: va progressivamente in pezzi mentre il racconto incalza. La parola è la vera protagonista: da un lato la necessità di spiegare, di dare la propria versione, dall’altro l’impossibilità di ogni chiarimento, di una comunicazione autentica. La parola certifica il bisogno dell’altro e l’impossibilità di raggiungerlo; la parola divide, ferisce, allontana.

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Chimamanda Ngozi Adichie, Javier Cercas, Valérie Perrin: al Salone del libro la cultura riparte dopo la pandemia

Due giorni al Salone del libro di Torino, tra incontri con gli autori e padiglioni brulicanti di libri e persone. C’è un’atmosfera diversa in questa edizione che torna in presenza dopo la pausa della pandemia: c’è la consapevolezza di una ricchezza ritrovata, c’è l’euforico sollievo di poter camminare di nuovo tra gli stand, scoprendo nuovi libri e riconoscendo quelli che abbiamo amato. 

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“Se l’acqua ride”, il vecchio mondo travolto dalla modernità

Un mondo che scompare, portato via dalla corrente. Quella in cui si muove il piccolo Ganbeto è una realtà in repentina trasformazione, fatta di antichi riti e mestieri che cedono il passo al nuovo. In casa arrivano il bagno e la televisione, l’italiano si fa strada scalzando il dialetto, il paese cambia condannando all’oblio consuetudini che sembravano eterne. Eppure il tempo sembra concedere una sospensione a bordo del burcio, l’imbarcazione usata per il trasporto delle merci sui canali e sui fiumi della Pianura Padana. Sul burcio di nonno Caronte, la “Teresina”, Ganbeto trascorre un’estate mitica, di crescita e scoperta, maturando la convinzione che “non avrebbe mai fatto altro nella vita: il barcaro era l’arte per la quale sentiva di essere nato”. 

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“Sembrava bellezza”, le ragazze imperfette di Teresa Ciabatti

L’adolescenza come condizione eterna, come tempo da cui non si fugge, che torna in qualsiasi presente a esigere un pagamento, a chiedere espiazione. La protagonista-voce narrante di Sembrava bellezza resta impigliata in quella tela: anche ora, che ha quarantasette anni, una figlia che la respinge e una carriera (forse già in declino) come scrittrice, la parte adulta è residuale. I ricordi, i desideri, gli incubi, le ossessioni sono legati a quegli anni di passaggio, quando il corpo cambia e la mente vacilla, quando l’identità si forma e l’io si macera nel confronto con la perfezione altrui: sono sempre gli altri i belli, i ricchi, i sorridenti con una vita facile davanti. Alla protagonista spetta la contemplazione di un corpo asimmetrico, l’esclusione dalla bolla in cui si muovono gli esseri compiuti.

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“Borgo Sud”, il peso dell’abbandono e il ritrovarsi tra sorelle

Linee essenziali, profili abbozzati che diventano ritratti intensi. I personaggi di Donatella Di Pietrantonio si lasciano scoprire lentamente, si svelano con ritrosia, nascondono la sofferenza sotto un velo di pudore mentre affrontano la vita con la determinazione testarda di chi non ha alternative. In Borgo Sud ritroviamo la voce narrante de L’Arminuta, il legame tra sorelle, le atmosfere del paese. Ma il romanzo è autonomo: le protagoniste sono ormai adulte, hanno preso strade diverse, hanno provato ad affrancarsi da un destino già scritto.

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“L’acqua del lago non è mai dolce”: crescere ai margini della vita

Ogni piccolo traguardo è una conquista, un obiettivo raggiunto con fatica. Nulla è scontato, nulla è regalato nel mondo in cui si muove Gaia, fatto di alloggi strappati con caparbietà al degrado e case popolari ottenute con testardaggine e qualche espediente. La protagonista del romanzo di Giulia Caminito è un’adolescente perennemente in lotta con sé stessa e con gli altri: la famiglia, la scuola, le amicizie sono campi di battaglia, terreni su cui muoversi con circospezione; non si abbassa mai la guardia perché il colpo può arrivare da qualunque direzione, in qualunque momento. Questa è la dura lezione della madre, Antonia, che guida la famiglia con determinazione ferrea: recupera, gestisce, dirige senza ammettere cedimenti, senza concedersi e concedere debolezze. Davanti alle ingiustizie si rimane in piedi, si combatte, a volte si vince; ma è una vittoria che ha sempre un retrogusto amaro, sa di risarcimento, di tardiva rivalsa.

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