Un monologo dissacrante, onesto, amaro e divertente sul concetto di identità, sulla difficoltà di scoprirla e di accettarla. Si ha la conferma, leggendo “Un cazzo ebreo”, di come la distinzione fra l’individuale e il collettivo non sia mai netta e che ugualmente illusoria sia la possibilità di lasciarsi il passato alle spalle senza sentirne costantemente il peso.
Taciturno e solitario, Finch si fa largo a piccoli passi nella saga di Jalna, creazione della scrittrice canadese Mazo de la Roche. Questo ragazzo sensibile e discreto è il protagonista del terzo capitolo del ciclo dei Whiteoak, appena pubblicato da Fazi Editore. Dopo aver conquistato la fiducia e la benevolenza della capricciosa capostipite, Adeline, Finch si trova a fare i conti con la pesante eredità lasciata dalla donna e con le incognite della vita adulta.
Con Cassandra Austen, amatissima sorella di Jane, i lettori hanno un rapporto ambivalente: da un lato le devono l’unico ritratto dal vero della scrittrice, dall’altro non le perdonano la decisione di distruggere gran parte delle sue lettere. Quel gesto ha cancellato i pensieri più intimi e privati di Jane, lasciando solo pochi varchi per accedere alla sua vita.
A Ghost in the Throat è un libro difficile da descrivere: la scelta di parole che ne mettano il risalto il lirismo e la straordinaria originalità è ardua. Pubblicato da Tramp Press, una casa editrice indipendente dal catalogo interessante, è stato il caso editoriale del 2020 in Irlanda e Regno Unito: la rivista letteraria Stinging Fly lo ha addirittura definito “pietra miliare della letteratura irlandese”.
Il 2020 volge finalmente al termine e c’è solo una cosa di quest’anno che non vogliamo dimenticare: i libri che abbiamo letto. Ecco una lista dei dieci che abbiamo amato di più.
Frammenti di memoria, schegge di un racconto che procede per flash. È una scrittura sfilacciata quella dell’autrice austriaca Carolina Schutti. La protagonista del suo L’erba di ieri, Maja, emerge a fatica da un’infanzia nebulosa. Fuggita bambina da un Paese lontano, cresce con la percezione di un’appartenenza sfumata. Ricorda, confusamente, solo la madre: il suo volto, ormai sfocato, e le sue “frasi della buonanotte, le parole di conforto che ti cullavano come canti, la nostra isola linguistica dove abitavamo solo noi”.
Memoria di ragazza nasce da un’esigenza creativa e personale di Annie Ernaux: quella di produrre il “testo mancante” senza il quale il suo lascito letterario risulta incompleto e di riempire un “buco inqualificabile” nel suo percorso di scrittrice. Come il resto della produzione di Ernaux, questo libro è un racconto della sua vita attraverso la ricostruzione degli eventi e la rievocazione, sincera e a volte feroce, di idee e sentimenti. In particolare, tratta dell’estate del 1958, quando quella che era ancora Annie Duchesne, diciotto anni, lascia per la prima volta la casa dei genitori per passare l’estate in una colonia, lavorando come educatrice. Un momento di transizione, una cesura forte e difficile da rievocare: Ernaux prova più volte a scrivere di questo periodo della sua vita, e ci riesce solo cinquantacinque anni dopo. Si tratta di periodo che, per quanto breve, porta a cambiamenti radicali: la scrittrice si rapporta senza filtri agli altri, ne subisce il giudizio impietoso, scopre il sesso e si scopre libera, seppure incapace di prevedere e controllare le conseguenze di questa libertà.
Impossibile definire relazioni e sentimenti, impossibile dare una forma coerente ai pensieri. Con Tempi eccitanti, romanzo d’esordio dell’autrice irlandese Naoise Dolan, sprofondiamo nel mondo caotico e disincantato di Ava, giovane dublinese che dopo la laurea si trasferisce a Hong Kong. Non cerca fortuna, non ha progetti, la sua è una fuga da una realtà percepita come ostile. La terra d’approdo offre un lavoro malpagato come insegnante di inglese in una scuola privata e rapporti impersonali e alienanti.