
Per Jhumpa Lahiri il concetto di “lingua madre” è difficile da definire e ogni lingua conosciuta è in realtà una lingua straniera. Di origini bengalesi ma cresciuta negli Stati Uniti, la scrittrice Premio Pulitzer dal 2015 scrive quasi esclusivamente in italiano. Il bengalese è per lei la lingua delle origini e degli affetti familiari, ma è anche una lingua in cui non sa leggere e nella quale non può esercitare una parte fondamentale della sua identità, quella di amante della parola scritta. L’inglese è la lingua in cui ha imparato a leggere e in cui ha scritto i libri per cui è diventata famosa, ma non è la lingua a cui ricorre in momenti di forte emotività: le prime parole che le vengono in mente in quei casi sono in bengalese. L’italiano è per Lahiri una lingua imparata per soddisfare un’ossessione e trasformatasi poi in una terza identità e in una nuova vita da scrittrice, ma è anche una lingua (e una cultura) da cui la separa una distanza difficile da colmare.
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