“Sembrava bellezza”, le ragazze imperfette di Teresa Ciabatti

L’adolescenza come condizione eterna, come tempo da cui non si fugge, che torna in qualsiasi presente a esigere un pagamento, a chiedere espiazione. La protagonista-voce narrante di Sembrava bellezza resta impigliata in quella tela: anche ora, che ha quarantasette anni, una figlia che la respinge e una carriera (forse già in declino) come scrittrice, la parte adulta è residuale. I ricordi, i desideri, gli incubi, le ossessioni sono legati a quegli anni di passaggio, quando il corpo cambia e la mente vacilla, quando l’identità si forma e l’io si macera nel confronto con la perfezione altrui: sono sempre gli altri i belli, i ricchi, i sorridenti con una vita facile davanti. Alla protagonista spetta la contemplazione di un corpo asimmetrico, l’esclusione dalla bolla in cui si muovono gli esseri compiuti.

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“L’anno che a Roma fu due volte Natale”: una favola nera per raccontare vite ai margini

L’anno che a Roma fu due volte Natale si apre con una scena di mare invernale: la neve cade sulla spiaggia del Villaggio Tognazzi, sul litorale romano, sotto gli occhi esterrefatti e sognanti di Alfreda, che vive vicino a quella spiaggia da anni e non l’ha mai vista coperta di neve. È eccitata e felice, potrebbe addirittura decidere di uscire, se non fosse che la porta di casa sua non è facile da raggiungere: bisogna prima farsi strada fra le torri di oggetti di cui Alfreda si è circondata, da brava accumulatrice seriale. C’è di tutto, da pile di giornali a vecchi elettrodomestici rotti, e nella sporcizia proliferano gli insetti.

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“Borgo Sud”, il peso dell’abbandono e il ritrovarsi tra sorelle

Linee essenziali, profili abbozzati che diventano ritratti intensi. I personaggi di Donatella Di Pietrantonio si lasciano scoprire lentamente, si svelano con ritrosia, nascondono la sofferenza sotto un velo di pudore mentre affrontano la vita con la determinazione testarda di chi non ha alternative. In Borgo Sud ritroviamo la voce narrante de L’Arminuta, il legame tra sorelle, le atmosfere del paese. Ma il romanzo è autonomo: le protagoniste sono ormai adulte, hanno preso strade diverse, hanno provato ad affrancarsi da un destino già scritto.

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“Il libro delle case”: una vita raccontata mattone per mattone

La storia di una vita si può raccontare da un’infinità di punti di vista. Ci si può limitare a riportarne gli avvenimenti più importanti, la si può analizzare in relazione a un particolare sfondo storico o sociale, la si può guardare con gli occhi delle altre persone che ne hanno fatto parte e che ne sono testimoni. Ne Il libro delle case, Andrea Bajani decide di raccontare la vita di un uomo descrivendo i luoghi in cui ha vissuto, le case in cui ha abitato o è stato di passaggio in diverse fasi della sua vita e in cui inevitabilmente la sua storia ha impresso delle tracce.

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“L’acqua del lago non è mai dolce”: crescere ai margini della vita

Ogni piccolo traguardo è una conquista, un obiettivo raggiunto con fatica. Nulla è scontato, nulla è regalato nel mondo in cui si muove Gaia, fatto di alloggi strappati con caparbietà al degrado e case popolari ottenute con testardaggine e qualche espediente. La protagonista del romanzo di Giulia Caminito è un’adolescente perennemente in lotta con sé stessa e con gli altri: la famiglia, la scuola, le amicizie sono campi di battaglia, terreni su cui muoversi con circospezione; non si abbassa mai la guardia perché il colpo può arrivare da qualunque direzione, in qualunque momento. Questa è la dura lezione della madre, Antonia, che guida la famiglia con determinazione ferrea: recupera, gestisce, dirige senza ammettere cedimenti, senza concedersi e concedere debolezze. Davanti alle ingiustizie si rimane in piedi, si combatte, a volte si vince; ma è una vittoria che ha sempre un retrogusto amaro, sa di risarcimento, di tardiva rivalsa.

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“Cara pace”, due sorelle in simbiosi tra le macerie di una famiglia

Come si sopravvive ad una famiglia che è il contrario di un porto sicuro? In che modo i legami famigliari ci plasmano e condizionano, quando la struttura che li sostiene crolla e a tenerli insieme è il filo sottile e inaffidabile del trauma? Sono questi alcuni dei temi che Lisa Ginzburg esplora nelle figure di Maddalena e Nina, sorelle e protagoniste di Cara Pace.

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“Le ripetizioni”: il tempo immobile delle non scelte

Frammenti di pensieri, ricordi, conversazioni. Storie vissute o immaginate, sconnesse, disturbanti. Mario ha quarant’anni e si muove nel mondo come se la cosa non lo riguardasse: non sceglie, non prende una direzione, osserva e si osserva, analiticamente, ossessivamente. Cerca ricordi e analogie, si interroga, avanza ipotesi, quasi mai agisce. Viaggia molto in treno e in fondo questo è un altro modo per restare fermo: Mario si lascia cullare, si lascia trasportare avanti e indietro, sballottato tra due vite che se lo contendono, anzi tre.

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“Due vite”: la scrittura come antidoto al distacco

Il titolo dell’ultimo romanzo di Emanuele Trevi ammette varie interpretazioni. Due sono le vite raccontate: quelle di Rocco Carbone e Pia Pera, scrittori e intellettuali scomparsi troppo presto con cui Trevi strinse un’amicizia decennale e viscerale. Due sono le esistenze che a tutti vengono concesse: la prima reale e fisica, «fatta di sangue e respiro», la seconda meno tangibile, fatta dei ricordi di chi ci ha conosciuto e amato. Due, infine, sembrano essere in questo saggio autobiografico le vite vissute dallo stesso Trevi: una come parte del trio, in cui la letteratura è viva, una conversazione costante e in continua evoluzione su temi e linguaggi; l’altra, successiva alla morte dei suoi due amici, in cui la letteratura è ricordo e la scrittura è metafora delle vite di Carbone e Pera nella loro complessità.

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