
L’adolescenza come condizione eterna, come tempo da cui non si fugge, che torna in qualsiasi presente a esigere un pagamento, a chiedere espiazione. La protagonista-voce narrante di Sembrava bellezza resta impigliata in quella tela: anche ora, che ha quarantasette anni, una figlia che la respinge e una carriera (forse già in declino) come scrittrice, la parte adulta è residuale. I ricordi, i desideri, gli incubi, le ossessioni sono legati a quegli anni di passaggio, quando il corpo cambia e la mente vacilla, quando l’identità si forma e l’io si macera nel confronto con la perfezione altrui: sono sempre gli altri i belli, i ricchi, i sorridenti con una vita facile davanti. Alla protagonista spetta la contemplazione di un corpo asimmetrico, l’esclusione dalla bolla in cui si muovono gli esseri compiuti.
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