Lento, quasi immobile. Come la vita di chi ha perso un figlio e si è fermato lì, a quell’attimo sempre più lontano eppure sempre presente. È la percezione di questa lentezza che contraddistingue Muffa, opera prima del regista turco Ali Aydin, storia di un uomo che non si rassegna alla scomparsa del figlio, studente universitario, di cui si sono perse le tracce 18 anni prima. La colpa? Aver contestato le autorità turche: il riferimento è ai “desaparecidos” curdi degli anni ’90, migliaia di persone arrestate o fatte sparire all’interno di un conflitto che in trent’anni ha causato quasi 40mila vittime. La grande storia diventa una patina marcescente, una muffa appunto, che logora l’anima di chi aspetta notizie e si ostina a scrivere ogni mese al governo per avere indietro quel figlio o almeno un corpo su cui piangere.
In memoria di Impastato, Moro e di tutti gli altri «morti di Stato»
È datata 9 maggio 1978 una delle pagine più nere della storia italiana. È la mattina in cui il Paese si risveglia con la notizia del ritrovamento, in via Caetani a Roma, del cadavere di Aldo Moro, il presidente della Democrazia Cristiana rapito dalle Brigate Rosse 55 giorni prima e ucciso dopo essere stato sottoposto ad un processo politico presieduto dal cosiddetto “Tribunale del Popolo”, e dopo l’interruzione delle trattative per la sua liberazione fra lo Stato Italiano e l’organizzazione terroristica.Continua a leggere…
Bari in festa tra sacro, profano e antiche rivalità
Corteo storico, processione, frecce tricolori e fuochi d’artificio. Non manca nulla quando per il capoluogo pugliese arriva l’appuntamento più sentito dell’anno: le celebrazioni per la festa di San Nicola. Dal 7 al 9 maggio, Bari commemora l’arrivo delle spoglie del santo, trafugate da Myra, in Turchia, e approdate sulle coste pugliesi nel 1087. Narra la storia che Bari contendesse a Venezia il dominio sui commerci e sugli scambi marittimi con l’Oriente, nonché il trafugamento delle ossa del vescovo di Myra, quando questa cadde in mano musulmana. Una spedizione di 62 marinai a bordo di tre caravelle partì dunque alla volta della città turca impossessandosi delle reliquie del santo, che arrivarono a Bari il 9 maggio. In quello stesso anno, l’abate Elia diede il via alla costruzione della Basilica che accoglie le spoglie nella sua cripta.
L’ultimo atto del divo Giulio
“Il viale del tramonto è lungo e bello, Dio me lo conservi”. Lo diceva già molto tempo fa Giulio Andreotti, guardando con distacco agli uomini e alle epoche che passavano mentre lui, serafico, inossidabile, era sempre lì: una vita fra i banchi di Montecitorio dal 1946, anno dell’Assemblea costituente che avrebbe dato il via alla storia repubblicana. E lui l’ha dominata, nel bene e nel male, quella storia, “democristiano atipico” spesso criticato dai suoi stessi compagni di partito, chiamato in causa nelle più nere vicende italiane, dalla loggia P2, agli omicidi Pecorelli e Dalla Chiesa, passando per il sequestro Moro. Ombre dalle quali si era sempre difeso senza urlare, mostrando rispetto per i giudici e accettando di comparire in tribunale fermo, composto, deciso a dare la sua versione dei fatti.
Matrimoni egualitari e mondo civile: facciamo il punto

In principio furono i Paesi Bassi, che nel 2001 ruppero il ‘tabù’, seguito da altre Nazioni pioniere come Spagna, Belgio, Norvegia e Svezia. Oggi il matrimonio tra persone dello stesso sesso è oggetto di profondi interrogativi per molti Paesi nel mondo.Continua a leggere…
Un secolo fa: l’Expo di Milano nella cartolina di un premio Nobel
“Tegnoso, 26 settembre. Carissimo babbo, ci spiace assai che tu non possa venire presto a prenderti un poco di riposo”. Questo l’esordio di un figlio affettuoso, contenuto sul fronte di una cartolina del padiglione delle Società per la Pace dell’Esposizione universale di Milano nel 1906. La risposta del padre, inviata su una cartolina identica, si fa attendere solo due giorni e porta un argomento più che convincente per giustificare la prolungata assenza dalla sua tenuta brianzola di Tegnoso, frazione di Missaglia. Così, infatti, risponde: “Carissimi… C’è qui il Giolitti che, se visiterà il padiglione, vorrei accompagnarlo…”. A parlare non è un genitore qualsiasi, come si può intuire dal riferimento all’allora Presidente del Consiglio del Regno d’Italia, bensì Ernesto Teodoro Moneta, l’ideatore stesso del padiglione per la Pace (collocato all’interno di Parco Sempione), insignito, unico italiano di sempre, del Nobel per la Pace nel 1907.
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Abbandonarsi alla morte dolce: la nuova dignità dell’ultima scelta
Cliniche della morte dolce. Il tema della morte, dell’ingresso nella morte, ha deciso e decide divieti, regole, costumi e tabù di pressoché ciascuna aggregazione umana della storia. In una civiltà, quella che siamo abituati a chiamare occidentale, che ha eliminato le privazioni e le negatività come mai in altre epoche, la morte ha progressivamente cessato di rappresentare un evento tanto ineluttabile quanto imprevedibile. Le implicazioni di questo processo hanno fatto sì che l’immaginario della morte divenisse sempre meno il disegno di un confronto col Destino e sempre più il simbolo della capacità individuale di dominare il proprio, di destino.
Primo Maggio, resoconto di una giornata particolare

Fra una piazza romana come di consueto gremita e una ex discarica tarantina finalmente arrabbiata, L’Italia ha festeggiato anche questo Primo Maggio. In settecentomila, a Roma, hanno applaudito Max Gazzè, Capossela e soprattutto gli Elii, la cui ironia questa volta si è scagliata proprio contro i luoghi comuni del Concertone e delle sue invettive “ai danni del capitalismo”; hanno contestato pesantemente il Pd e Berlusconi, le due facce (o la stessa, malamente camuffata) della medaglia politica italiana che solo in un Paese contraddittorio come il nostro possono essere contemporaneamente i più fischiati e i più votati; hanno applaudito il carabiniere ferito di fronte a Palazzo Chigi la scorsa settimana (mentre a Torino si inneggiava, sì, ma all’attentatore).Continua a leggere…
