“Le cattive”, un urlo di vita oltre la violenza

“Infeconde, acide, secche, cattive, abiette, sole, impure, streghe, corpi di terra infertile”: sono questo le trans che popolano gli anfratti bui del Parco Sarmiento, il luogo in cui le storie di emarginazione convergono, in cui le escluse trovano rifugio e un branco da cui ricevere protezione. Qui le trans, invisibili al resto del mondo, si riconoscono, si stringono in un abbraccio soffocante e disperato. Le protagoniste del romanzo d’esordio di Camila Sosa Villada si aggrappano alla vita, fuggono da contesti familiari opprimenti, rivendicano la possibilità di disporre liberamente del proprio corpo. 

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“Il primo caffè della giornata”, viaggiare nel tempo per ritrovare la pace

Atmosfera accogliente, personale gentile e discreto, poche regole da seguire per tornare nel passato: sono le caratteristiche della caffetteria in cui lo scrittore giapponese Toshikazu Kawaguchi ambienta le proprie storie. Rispetto ai primi due capitoli della serie, Il primo caffè della giornata si trasferisce da Tokyo alla città di Hakodate, ai piedi dell’omonimo monte, con lo spettacolo della baia che si apre davanti agli occhi dei clienti. Anche in questo locale la magia si ripete: gli avventori possono tornare indietro nel tempo per incontrare qualcuno, a condizione che questi sia stato almeno una volta nella caffetteria, o possono arrischiarsi a viaggiare nel futuro, anche se le probabilità di incontrare la persona desiderata sono molto più basse. Le limitazioni per un simile viaggio non sono di poco conto: si hanno solo pochi minuti a disposizione (bisogna tornare nel presente prima che il caffè si raffreddi) e qualunque cosa si faccia o si dica nel passato, non si può cambiare il presente.

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Alessandra Carnaroli, poesie affilate come lame

Sono poesie sull’orlo di una crisi di nervi, micce innescate che deflagrano oltre il margine della pagina, quelle raccolte in 50 tentati suicidi più 50 oggetti contundenti, pubblicato da Einaudi. In pochi versi asciutti e affilati come lame, Alessandra Carnaroli porta lo sconforto e le frustrazioni del quotidiano al parossismo immaginando cinquanta possibili modi di uccidersi e cinquanta possibili modi di uccidere. Con oggetti comuni trasformati in armi letali, in uno spazio domestico che nulla più ha di sicuro e familiare, ma anzi si trasforma in un teatro del perturbante.

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“Le vite nascoste dei colori”: percepire la realtà in ogni sua sfumatura

Mio è una ragazza dagli occhi speciali: la natura le ha donato la capacità di percepire i colori in tutte le loro tonalità, anche quelle per cui non esiste un nome. È una qualità che le si addice, perché Mio discende da una famiglia che da generazioni cuce, ricama e colora shiromuku, i tradizionali kimono nuziali: un’arte in cui la percezione dei minimi dettagli è fondamentale. È un dono che da bambina quasi la travolge, con quella esplosione di colori che la attende al risveglio ogni mattina, ma che in età adulta diventa il suo lavoro e la sua visione della realtà.

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Genitori-figli, le identità in crisi nei “Tre piani” di Eshkol Nevo

Famiglie apparentemente solide che rivelano crepe profonde, certezze borghesi che si sgretolano sotto il peso della propria inconsistenza. La realtà si sfalda in Tre piani, di Eshkol Nevo: va progressivamente in pezzi mentre il racconto incalza. La parola è la vera protagonista: da un lato la necessità di spiegare, di dare la propria versione, dall’altro l’impossibilità di ogni chiarimento, di una comunicazione autentica. La parola certifica il bisogno dell’altro e l’impossibilità di raggiungerlo; la parola divide, ferisce, allontana.

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“Atti di sottomissione”, dipendenza e riscatto nell’esordio di Megan Nolan

“Amo la ragazza che ha fatto queste cose, la amo perché mi dispiace per lei, e la capisco”. 
Atti di sottomissione (di disperazione, nel titolo originale) è una storia d’amore. L’amore a volte più difficile da conquistare: quello per se stessi. 
“Pensavo che l’amore di un uomo mi avrebbe riempito così tanto che non avrei avuto più bisogno di bere, mangiare, tagliarmi o fare di nuovo qualsiasi altra cosa al mio corpo. Pensavo che se ne sarebbe fatto carico al posto mio”.

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Chimamanda Ngozi Adichie, Javier Cercas, Valérie Perrin: al Salone del libro la cultura riparte dopo la pandemia

Due giorni al Salone del libro di Torino, tra incontri con gli autori e padiglioni brulicanti di libri e persone. C’è un’atmosfera diversa in questa edizione che torna in presenza dopo la pausa della pandemia: c’è la consapevolezza di una ricchezza ritrovata, c’è l’euforico sollievo di poter camminare di nuovo tra gli stand, scoprendo nuovi libri e riconoscendo quelli che abbiamo amato. 

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